Aumentano gli stabilimenti balneari in Abruzzo crescendo del 23,3 per cento negli ultimi 10 anni.

Sono 423 quelli registrati a giugno 2019, contro i 343 del 2009, con Pescara nella classifica dei primi 20 comuni italiani per numero di imprese registrate, ben 84 per 14,5 chilometri di costa.

I dati emergono dall’indagine di Unioncamere-InfoCamere sulla base dei del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. Numeri che rendono bene l’idea di cosa rappresenti il turismo balneare, un aspetto analizzato, negli ultimi giorni di ferie per i vacanzieri, nella Giornata nazionale dei Balneari Italiani, che si è svolta nei giorni scorsi, finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica sul ruolo, funzione e importanza della balneazione attrezzata italiana e sull’urgenza di risolvere la questione della Bolkestein.

Istituita nel 2006, la direttiva impone la liberalizzazione dei servizi nel mercato interno dell’Unione, che per quanto riguarda le nostre spiagge significa fare gare d’appalto per le concessioni agli stabilimenti balneari.

La giornata di mobilitazione è stata organizzata dal Sib – Sindacato Italiano Balneari aderente a Fipe/Confcommercio. Gli aderenti hanno voluto richiamare l’attenzione delle Istituzioni sul ruolo della balneazione attrezzata italiana e per informare dettagliatamente l’opinione pubblica.

E in Abruzzo delle 423 imprese, 88 sono a conduzione femminile, il 20,8 per cento del totale, di cui 26 giovanili. Una percentuale superiore a quella dell’Emilia Romagna dove le imprese femminili sono appena 190 su un totale di 1.064 (17,9%).

Il raffronto non è casuale proprio perché la riviera romagnola risulta ancora una volta essere la “culla” delle imprese impegnate nelle attività di gestione di stabilimenti balneari: 1.064 su 6.823 complessivamente operanti in Italia.

La predominanza delle località romagnole emerge chiaramente dalla graduatoria dei comuni italiani con il maggior numero di realtà imprenditoriali del settore.

Nei primi cinque posti si trovano, infatti, quattro comuni romagnoli: Ravenna (194), Cervia (164), Rimini (155) e Riccione (120). Se si aggiungono le 112 imprese di Cesenatico (in settima posizione), i cinque comuni romagnoli totalizzano 745 realtà imprenditoriali, il 70% di tutte le infrastrutture della riviera romagnola e l’11% del totale nazionale.

Subito a ridosso, l’industria della balneazione vede sul podio due destinazioni ‘storiche’ per gli amanti del mare italiano: la Toscana, con 892 attività distribuite lungo 397 km di costa (2,2 imprese ogni km) e la Liguria, con 801 imprese a presidiare 330 km di litorale (2,4 ogni km). Alla Toscana, con Camaiore (92 imprese lungo 3 soli km di costa) spetta anche il record di densità massima di attività balneari (31 imprese per km), a fronte di una media nazionale (misurata sui 770 Comuni che si affacciano sui nostri mari) che supera di poco il rapporto uno a uno tra imprese e chilometri di litorale (1,1 per la precisione).

Dal 2009 la corsa a gestire le attività di divertimento sulle coste dello Stivale (incluse quelle di laghi e fiumi) ha portato ad un incremento complessivo di imprese del 26,3% pari a 1.421 unità in più. Se è vero che la presenza di imprese in questo settore si concentra maggiormente nelle regioni del CentroNord, le protagoniste della crescita nell’ultimo decennio sono però le regioni del Sud, decisamente lanciate al recupero delle posizioni.

Nel periodo considerato, la crescita più rilevante in termini assoluti (+278 imprese) ha interessato la Calabria, che ha raddoppiato la dotazione del 2009. Seguono la Campania (+190 attività), la Puglia (+184) e la Sicilia (+183). In termini relativi l’accelerazione più consistente del decennio è quella della Sardegna (+144,4%). Subito dopo – al netto delle regioni interne, in cui i numeri delle attività si limitano a quelle lacustri e fluviali – le regioni più dinamiche sono la Sicilia (+71,8%), la Puglia (+63,2%) e la Campania (+42,1%).

Prendendo in esame le quasi duemila società di capitale per cui sono disponibili i dati di bilancio, la foto restituita dal Registro delle imprese disegna l’identikit di un settore popolato per metà (il 52,5%) da realtà al di sotto dei 250mila euro di fatturato. Il 15,4% si colloca tra i 250 e 500mila euro, il 7,8% è nella fascia tra 500mila e 1 milione mentre un piccolo drappello (il 3,4%) totalizza a fine anno incassi superiori ai sei zeri.

Quanto alla governance, un’impresa balneare su 4 (il 25,1% corrispondenti a 1.713 attività) è guidata da donne, una percentuale superiore alla media di imprese femminili sul totale nazionale (21,9%). Il “rosa” si addice soprattutto alle spiagge del Friuli Venezia Giulia, dove la percentuale di imprese a conduzione femminile raggiunge il 30,8%. A seguire da vicino la Calabria e la Toscana, entrambe attestate al 29,6%. In Veneto (12,6%) la quota di imprese balneari rosa più bassa.

Guardando, infine, alla carta d’identità dei titolari, un po’ a sorpresa il settore si scopre poco attrattivo per i giovani. Le imprese guidate da “under 35” sono infatti 427, il 6,3% del settore, un dato al di sotto della media nazionale di imprese giovanili (8,7%).

Fonte: http://www.abruzzoweb.it/